Come vivere appieno una vacanza in montagna? Volando alto, sempre. Questo è il mantra di lifeonthetopfloor nel racconto della fuga ideale sulle Dolomiti, tra alta quota e alta cucina.
Per volare alto, l’importante è partire da una buona base.
Per questo breve viaggio sulle Dolomiti bellunesi, abbiamo scelto di soggiornare all’Hotel Garnì Roberta a Malga Ciapela, frazione di Rocca Pietore, situata ai piedi della Marmolada.
Il garnì è una piccola gemma incastonata nei boschi. Con le sue 16 camere che profumano di legno, è un luogo che trasmette pace e amore per la montagna.
Tutto è curato nel minimo dettaglio per far sentire gli ospiti a casa propria anche a 1450 m d’altitudine. La colazione bio, dolce e salata, è una vera delizia, pensata per iniziare la giornata con il piede giusto e portare in vetta l’energia.


Alta quota
Se la colazione è come quelle del Garnì Roberta, alzarsi dal letto non è una fatica. Approfittando di questo sprint dal sapore alpino e della disponibilità di Roberta nel prepararci il pranzo al sacco, abbiamo organizzato due escursioni in alta quota.
Per godere appieno della giornata e rientrare prima che il meteo di quest’estate ballerina degenerasse, abbiamo optato per una sveglia mattiniera, scarponi ben allacciati ai piedi e gli zaini di coloro che sono pronti a tutto.
Dal rifugio Città di Fiume al rifugio Croda da Lago

Ci siamo lasciati alle spalle Malga Ciapela per partire in direzione Passo Staulanza, attraversando valli e paesini che custodiscono tanti ricordi della mia infanzia.
Il punto di partenza è localizzato qualche km prima del Passo Staulanza. Si lascia l’auto al parcheggio per il Rifugio Città di Fiume (1917 m) e ci si immerge in un bosco di conifere attraversato da un largo sentiero di ciottoli bianchi, gli stessi che, se si alza lo sguardo, si ammirano lungo il ghiaione che costeggia il monte Pelmo.
La vista sul Pelmo dal rifugio Fiume toglie il fiato. Il Pelmo ha una forma singolare, una visione indimenticabile. Un regalo che la natura fa agli occhi, all’anima.

Il rifugio si raggiunge in circa 45 minuti di cammino in costante, leggera salita. Chi desidera proseguire verso il Croda da Lago, come noi, si lascia il rifugio Fiume sulla sinistra e continua a salire.

Passando per la forcella Roan (1995 m) e la Casera Prendera (2148 m), circondati da panorami mozzafiato e dalla vegetazione che cambia cedendo il passo a un mosaico di erbe alpine e roccia, si arriva alla forcella Ambrizola (2277 m) in poco più di un’ora.

Lo spettacolo ripaga il cuore della fatica. Nonostante il forte vento che tira sempre qui, vale la pena fermarsi un attimo prima di scollinare per ammirare questo capolavoro d’immensità dolomitica.

In circa mezz’ora di leggera discesa si raggiunge il rifugio Croda da Lago (2046 m). Ai bordi del laghetto d’alta quota, ci fermiamo per gustare il pranzo al sacco.
Qui tra le cime, il panino allo speck magicamente si eleva al rango di portata gourmet…e dalla gioia si vedono le stelle, non quelle Michelin.

Dal lago Fedaia al rifugio Viel del Pan, con rientro dal passo Pordoi
Il sentiero Viel del Pan è uno dei più panoramici delle Dolomiti, con vista sorprendente sulla Marmolada. Abbiamo lasciato l’auto al lago Fedaia (2053 m) per imboccare nelle immediate vicinanze il cammino 601 Viel del Pan, così chiamato in nome degli antichi traffici di farine che vi si svolgevano.

Dopo una ripida salita che s’inerpica a zigzag nel bosco, proseguiamo verso ovest seguendo un sentiero abbastanza esposto che regala vedute mozzafiato sulla Marmolada e il lago Fedaia. Continuando in quota, superiamo alcuni tratti di percorso attrezzati con cordino metallico e arriviamo in circa 2 ore al rifugio Viel del Pan (2432 m).


La pioggia era prevista per il tardo pomeriggio e avevamo calcolato tutto in modo da tornare al garnì per evitare l’acquazzone.
Invece, perché le nuvole in montagna sono sempre in anticipo e non bisogna mai scordarselo, la pioggia ci ha sorpresi già a metà mattina. Ci infiliamo in rifugio e riusciamo a conquistarci un tavolino per pranzare (alle 11:30, dopo la salita, la fame non ci mancava!) mentre fuori sale il vento e s’infittisce la pioggia…

Preoccupati di ripercorrere in discesa lo stesso tragitto dell’andata, ci siamo informati con il gestore del rifugio su una strada alternativa.
Così, prudentemente, abbiamo optato per il rientro più dolce, andando verso il Passo Pordoi. Abbiamo aspettato che l’intensità del temporale diminuisse per indossare tutto ciò che avevamo nello zaino e ripartire, sfidando le temperature improvvisamente più basse e le gocce fredde sul viso.

Non proprio il mio ideale di trekking estivo, ma certamente avventuroso. Poi, la montagna sa come farsi perdonare: la pioggia cessa, le nubi si diradano, il grigio si trasforma in azzurro…si apre il sipario su distese verdi e cime innevate.


Ci siamo fermati più di una volta a scattare foto, nel tentativo di catturare tutta la bellezza del paesaggio.

Sulla via del ritorno, passiamo dalla Baita Fredarola e in poco più di un’ora arriviamo al Passo Pordoi (2239 m), lungo un altro tratto di sentiero formidabilmente panoramico, con vista sul monte Sella e il Sassolungo.

Giunti a destinazione, ci godiamo una meritata sosta nel sole, aspettando l’autobus che ci porterà a Canazei. Da Canazei torniamo comodamente al lago Fedaia a bordo di un altro bus locale.

Un’avventura in alta quota che mi porterò nel cuore.
Alta cucina
Ristorante Prè de Costa
Il ristorante Pré de Costa, nel cuore dei Prati dell’Armentara, è una delle mie destinazioni gourmet preferite, meta immancabile delle mie vacanze sulle Dolomiti.
I Prati dell’Armentara, sopra la Val e Badia, si trovano ai piedi del Gruppo del Sasso di Santa Croce, nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies.
Così meravigliosamente curati e verdi, sono un manto di velluto tra le cui pieghe è incantevole perdersi. Una passeggiata tra i prati, magari fino alla vicina malga Valparola, è un’esperienza che tonifica il corpo e rasserena la mente.

Proprio alla Malga Valparola ci dirigiamo per stimolare l’appetito. In circa un’ora andiamo e torniamo, pronti per sederci a tavola al ristorante Prè de Costa.
Puntualissimi per la nostra prenotazione, ci accomodiamo in veranda, con vista sul verde. Qui è consigliato prenotare in largo anticipo: la cucina deliziosa, la location unica, la professionalità e l’accoglienza dello staff fanno del Prè de Costa un ristorante noto e molto frequentato.

Come antipasto condividiamo il carpaccio di cervo e funghi porcini. Entrambi ingredienti di carattere, ma perfettamente armonizzati. L’insieme è elegante, equilibrato. In una parola, squisito.

Volete sapere la vera ragione per cui torno qui ogni volta che sono di passaggio in zona? Gli spätzle artigianali del Prè de Costa sono per me leggenda. Così cremosi e saporiti, non ne ho mai apprezzati altrove.

Pasteggiamo in compagnia di “Porphyr & Kalk”, Sauvignon Blanc di Ignaz Niedrist che esprime tutta l’eleganza e la freschezza del Sauvignon dell’Alto Adige.
Con delicate note di agrumi, frutta a polpa gialla, erbe aromatiche e la sua distintiva mineralità, questo vino dal gusto vivace e succulento è in equilibrio tra freschezza e rotondità, con sorprendente persistenza.

Dopo il caffè, decidiamo di prolungare ancora un po’ questa magia con un’altra passeggiata per i prati e una breve, depurante escursione alla Capanna Alpina. Da lì parte il sentiero per il rifugio Fanes: un percorso magnifico, che spero di raccontarvi la prossima estate.
Ristorante Baita Dovich
Tra i tre ristoranti convenzionati con il Garnì Roberta, tutti nelle immediate vicinanze, ci ha colpito Baita Dovich…tanto da scegliere di tornarci due sere su quattro!

Dal 1965, Baita Dovich è stato sinonimo di autenticità nella regione della Marmolada. Fondata con passione dalla famiglia Chizzali, questa storica osteria, oggi ristorante gourmet, continua a deliziare gli ospiti con il puro gusto delle Dolomiti.

Qui, nell’accogliente sala ai piedi della regina delle cime, le classiche ricette della gastronomia bellunese si fondono con la creatività di chef Jacopo, trasformando ogni piatto in un’esperienza squisita.

Scegliamo di pasteggiare con l’OM DE FER Brut Blanc de Blancs: un Trento doc che bilancia stupendamente corpo e freschezza.
L’utilizzo di legni vecchi conferisce note evolutive, mentre le percentuali di Chardonnay di vendemmie precedenti amplificano la complessità olfattiva.

La cena si apre con il benvenuto dello chef: una piccola coccola che non ci si aspetterebbe in quella che, da fuori, sembra una semplice baita d’alta quota circondata dal bosco. Il primo assaggio rivela ambizione e tecnica di uno chef che si diverte a osare, a sorprendere…

Anche la tartarina di finferli e patate va in questa direzione: una rivisitazione in chiave vegetariana della tartare di carne; un classico accostamento che sa di montagna, in forma nuova e smagliante.

Le paste fresche sono una confortante delizia. Fidatevi, è il piatto che sognate da quando, la mattina, avete imboccato la salita…


Concludo la galleria della cena con una tenerissima lombatina di cervo accompagnata dai funghi porcini e l’immancabile dessert, dalla cui presentazione traspare ancora una volta tutto l’amore dello chef per l’arte di impiattare.


Baita Dovich è il ristorante ideale per chi, come lifeonthetopfloor, vuole prendere tutto il meglio delle sue montagne, dall’alta quota all’alta cucina.
Crediti foto: Silvia Vecchione e Baita Dovich

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